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Un anno senza Giac, un anno ricordando Giac

Giacomo Verde

Una performance del collettivo di Viareggio Dada Boom al piccolo cimitero di campagna di Ponte San Pietro (Lucca) è stata l’ultima commuovente iniziativa a un anno di distanza dalla sua morte, per ricordare l’amico artista Giacomo Verde, scomparso per un tumore nel mese e nell’anno più terribile della pandemia, il 2 maggio 2020. Una cerimonia affettuosa accompagnata da brevi performance, canti e musiche, folle e colorata, in sintonia con il suo mondo artistico.
Ciascuno ha portato un piccolo omaggio, insieme a un ricordo condiviso con tutti: una mela tagliata di traverso che mostra i semi disposti a mandala – come lui esortava a fare nel Piccolo diario dei malanni per vedere le cose con uno sguardo diverso-, un limone – come nel documentario sull’Anti G8 del 2001- e tanti semi da spargere.

Come le idee che Giacomo aveva diffuso nei teatri, nelle aule universitarie, nei centri sociali, nelle associazioni. Una poesia letta da Tommaso, il figlio che ha ereditato da Babbo Giac la passione per la scrittura, le tecnologie e il teatro, ha commosso tutti.
Giacomo Verde (10 novembre 1953 – 2 maggio 2020): il videoartista che aveva rinnegato la videoarte, l’inventore del teatro che usa la Tv, il suonatore di grancassa con la Banda Osiris; l’artista che aveva plasmato sculture- installazioni con apparecchiature domestiche, che aveva insegnato alle maestre a usare la telecamera e ai bambini a rompere le Tv. Il professore d’Accademia che aveva mostrato ai ragazzi la regola del “mettere mano” alle tecnologie non solo per creare arte ma nuovi mondi; il Mago Giac, il R(Ǝ)O Dadaista, il poeta Giak Verdun, l’attivista, il punto di riferimento della cultura antagonista, il documentarista politico. Moltissime sono le anime che convivevano nell’artista tosco-campano, ed è un’impresa impossibile incasellare le sue oper’azioni in un’unica disciplina perché semplicemente le arti, come spesso lui amava ricordare, nascono intermediali.
Una lunga fila di iniziative lo hanno ricordato quest’anno; e molti progetti sono ancora in corso o in fase di allestimento e fanno capo all’Officina Dada Boom, quartier generale “operativo” di Giacomo negli ultimi cinque anni) o sono stati proposti per essere finanziati (dal costituendo archivio pubblico a Lucca al progetto universitario congiunto Milano e Pisa). Prossimamente (con un posticipo dovuto al Covid) verrà inaugurata una grande mostra su tre città (Roma Milano e Torino) sulla Videoarte italiana anni Ottanta a cura di Valentina Valentini e Giacomo sarà presente con una selezione dei Teleracconti. Non possiamo invece elencare i numerosissimi interventi radio, video, televisivi che si sono susseguiti. Per chiunque fosse curioso di conoscere chi fosse, il sito è mantenuto attivo e vivace: www.verdegiac.org
Ricordiamo gli eventi di quest’anno, a partire da quello attualmente in corso, appena inaugurato a Bologna per Art City a cura di Mock Jungle: una selezione di 14 video in forma di installazione non stop fino al 30 maggio. Il titolo della rassegna, riprendendo uno slogan di Giacomo, è Liberare arte da artisti.

E riavvolgendo il nastro degli omaggi, in ordine cronologico ricordiamo: